Abitare insieme: un antidoto alla solitudine!

Grazie all’Associazione Donne Nuove di Biella e al Dott. Michele Poletti, psicologo di comunità, abbiamo affrontato il tema dell’abitare condiviso, il c.d. co-housing, come forma innovativa di welfare sociale, per combattere le situazioni di isolamento che molte persone oggi dichiarano di vivere, pur se circondati da molte persone e abitanti di grandi e piccole città. Le parole chiave della serata sono state RECIPROCITÀ, MUTUO AIUTO, CONDIVISIONE.

Ci siamo resi conto in questi ultimi dieci anni che il mercato immobiliare italiano è molto vecchio e non è più in grado di rispondere alle esigenze abitative delle persone che nel frattempo sono molto cambiate: le famiglie sono mono-nucleari o sempre più piccole, costituite da una sola persona, da un genitore con un figlio, da uno o due anziani; si lavora sempre più spesso da casa; mancano le reti di aiuto che sostengono le persone nei momenti impegnativi della vita (nascita di un figlio, malattia, lutto ecc…); assistiamo a una profonda trasformazione demografica, con l’innalzamento dell’età della popolazione, la contrazione delle nascite, ecc… Le famiglie tradizionali, costituite da due genitori con figli, tendono a modificarsi a causa di una separazione, di un allontanamento dei figli per motivi di studio e/o lavoro, della necessità di un’assistente famigliare per mantenere a casa una persona anziana. La diversificazione dei bisogni delle famiglie si contrappone ad un sistema di offerta della casa che è standardizzato e rigido.

Dalla lettura di questi trend e dalle esperienze dirette con le persone e famiglie che si sono rivolte a noi in questi anni, abbiamo compreso che le persone oggi hanno un bisogno importante di una vita relazionale più piena, di vivere una nuova socialità, che combatta la solitudine e l’isolamento in cui spesso ci si trova a vivere, asserragliati nei nostri appartamenti.

Abbiamo anche compreso che la casa , o meglio in senso ancora più ampio l’abitare, può diventare un progetto sociale, perché è anzitutto il luogo dove si svolgono le relazioni più importanti della nostra vita. La casa oggi tende a caratterizzarsi nella vita delle persone come area problematica che può produrre situazioni di povertà, disagio ed emarginazione sociale, ma al tempo stesso si può rivelare come uno degli ambiti prioritari del welfare in grado di contribuire al miglioramento del benessere, della salute, dell’inclusione sociale delle persone, ma anche dello sviluppo della comunità.

E’ così necessario attivare una progettazione sociale diffusa nel territorio, che parta dal basso, che metta al centro la qualità della vita della comunità, che valorizzi il ruolo dei cittadini. Ci sono da inventare nuove forme di solidarietà fra le persone e le famiglie, partendo proprio dal ripensare gli insediamenti abitativi: coabitazioni, condomini solidali, eco-villaggi, sochial-housing possono essere esempi importanti, interessanti modelli riproducibili.

22 febbraio 2019